da Diario di Resilienza: Rosa

Sono Rosa, una OSS (Operatore Socio Sanitario), come operatore sanitario ho fatto una scelta, non di lavorare in una struttura pubblica ospedaliera , né in una RSA, ma con tutte le difficoltà del caso, sul territorio torinese e provincia (fin dove la cooperativa sociale con cui collaboro ha un accreditamento riconosciuto ).
Difficoltà perché: lavorare su un territorio quale Torino non si può descrivere in poche parole.
Cosa fa una Oss sul territorio?Perché c’è bisogno di una Oss sul territorio? Cosa fa oggi una Oss sul territorio, in emergenza covid 19?
Domande a cui rispondere in breve non è possibile, ci vorrebbero giorni di parole, cercherò di spiegare in breve a cosa il mio./nostro lavoro serve.

Sono tanti i compiti da assolvere ma il prioritario si da alla cura e assistenza di chi è solo/a , di chi viene abbandonato/a dalla famiglia, di chi ha disabilità e  non può fare le stesse cose che tutti facciamo in maniera autonoma (ci sono tantissime forme di disabilità ) Cura di bambini con patologie con disabilità gravi dalla nascita, quindi da quel momento la nascita si diventa aiuto e sostegno alle famiglie con un caro in difficoltà, ci occupiamo di ragazzi difficili o seguiti dal Sert.,collaboriamo con Asl., ci occupiamo delle dimissioni protette ospedaliere, (ADI )si dice così il più delle volte in percorsi di fine vita, questo è altro e un esempio di cosa può significare lavorare sul territorio, entrare nelle vostre case , le case di tante segnalazioni fatte dal servizio sociale per cui si riconosce una non autosufficienza.
Non autosufficienza in ogni senso della parola.
Spostarsi per la città con mezzi pubblici di ogni forma, con i tempi dovuti alle attese e gli spostamenti da una parte all’altra della città, vi assicuro che a volte mi chiedo come sia possibile che nella stessa città ci possa volere più di un’ora per poter raggiungere una luogo apparentemente vicino, però gli spostamenti sono complessi e le attese dei mezzi pubblici a volte molto lunghi. In questo particolare momento in cui siamo in emergenza e tutti i mezzi pubblici hanno avuto delle limitazioni di corse , posso assicurarvi che le attese e gli spostamenti si sono molto allungati come termini di tempo.Viaggiare in sicurezza e ora la parola d’ordine : Guanti , camici, calzari, mascherina , occhiali, gel disinfettante non devono mai mancare per la nostra e quella dei nostri utenti sicurezza. A volte sembro una marziana per come cerco dj coprirmi , sopra la mascherina aggiungo un bel giro di foulard per sentirmi più tranquilla e anche per un po di civetteria, consentitemi anche questo.
Cosa è cambiato nel mio lavoro durante questo periodo?
Fondamentalmente e apparentemente quasi nulla, ma sostanzialmente tanto. Oltre il solito lavoro devo gestire l’ansia e la paura che attanaglia sia i miei utenti che me.
Anch’io non sono immune da paure , ma non devo trasmettere la.mia paura a chi versa già in una condizione di fragilità sia fisica che mentale. Ora tutti sono abituati a vedermi arrivare bardata di mascherina, guanti , indossare camice in casa, ma all’ inizio del tutto non è stato così. Avevano paura , non capivano perché con loro dovevo comportarmi così!
Arrivano le spiegazioni , i discorsi, le rassicurazioni, e la parola sicurezza reciproca.
Io non posso trasmettere e loro non mi possono trasmettere , creo barriere tra me e loro superate solo dalla fiducia reciproca e da quel sottile legame che ci unisce tra paura e stima reciproca.
Altre difficoltà si aggiungono alle tante, gestire la spesa , gestire le pratiche sanitarie, gestire gli studi medici e le farmacie.
Difficoltà apparentemente facili da gestire, ma non per me e tutti noi che svolgiamo in piena coscienza questo lavoro. lunghe code ovunque, tempi di attesa lunghissimi a cui non posso e non possiamo sottoporci, non per mancanza di voglia ma per mancanza di tempo, i tempi di attesa delle code al supermercato è tempo tolto alla cura di chi andiamo a curare ed assistere. Poi un riconoscimento: sanitari e persone di volontariato saltano la fila nei supermercati. Ottima cosa è un grande grazie a chi ha capito , o non ha capito, l’importanza per chi come me in questo momento va sforzi disumani e gentili per poter aiutare al.meglio chi ha bisogno.
Qualcuno non capisce, brontola ma a me del loro brontolio sinceramente non importa, vado avanti per la.mia strada con un senso del dovere e responsabilità verso chi vado a prestare cura .
Tanti ci riconoscono meriti e sono gentili o riconoscenti, ed è a loro che dedico la mia fatica e il mio fare sempre con pieno rispetto della persona e della loro condizione.
”Piccole gocce del mio/ nostro mondo di Oss di territorio”           

Rosa

 

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